Monte Colodri – Parete Est – Via White Crack

La Via White Crack alla Parete Est del Monte Colodri (Arco) è un itinerario iconico e una via alpinistica da non perdere per gli amanti del verticale severo.
 
L’itinerario, con una difficoltà di VII grado, offre un’arrampicata dal sapore prettamente trad per la presenza di pochi fix e chiodi lungo le lunghezze, richiedendo un buon uso delle protezioni veloci. La linea si sviluppa combinando tre storiche tappe del Colodri: l’attacco avviene sui primi due tiri della Via Sommadossi: si potrebbe anche evitare ma ci sembra una scelta obbligata che, nonostante il vero unto, regala passaggi magnifici da fare assolutamente una volta nella vita; si prosegue poi nel cuore della parete con i 5 tiri centrali di White Crack, per poi concludere l’ascesa uscendo con gli ultimi due tiri della Via Agostina.
Non preoccupatevi: già dal secondo tiro della Sommadossi, l’unto non inficia la bellezza di un viaggio memorabile su una delle pareti più severe e affascinanti della Valle del Sarca.
 
Questo capolavoro, firmato da Roberto Bassi e Luigi Giacomelli nel 1979, racchiude una ricca storia di grandi personaggi della scalata: la Guida Alpina Marco Furlani aveva infatti già salito proprio con Roberto Bassi la linea fino al grande diedro sommitale, dovendo però desistere e scendere per aver esaurito i chiodi a disposizione.
 

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Relazione redatta da Dafne Munaretto

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Rena sul pilastro staccato di L2 di Sommadossi
Dafne sul bellissimo L3 di White Crack

Zona: Trentino, Valle del Sarca, Arco

Quota partenza (m s.l.m.): 100 m al parcheggio, 120 m all’attacco della via

Quota vetta (m s.l.m.): 360 m circa al termine della via, 373 m alla cima del Monte Colodri

Apritori: Roberto Bassi e Luigi Giacomelli nel 1979 – Marco Furlani aveva già salito precedentemente questo itinerario fino al grande diedro sommitale, ma era sceso poichè aveva finito i chiodi.

Sviluppo arrampicata: 360 m

Tipo di Apertura: dal basso con mezzi tradizionali

Esposizione: est

Protezioni: qualche fix, qualche chiodo tradizionale, soste a fix

Difficoltà: VII A0, VI+ A0 obbl.

Note: su L4 a mio avviso non si può considerare VII in libera ma VII A0 (presente anche un cordone per azzerare). Il passo di A0 non avviene tanto tirando il cordone, quanto invece utilizzando il fix per uno spostamento a destra, in quanto senza di esso non sono presenti appigli: in libera dunque il grado sarebbe indubbiamente molto maggiore rispetto al VII grado (è solo un passo, ma in libera noi non l’abbiamo risolto)

Equipaggiamento: normale da arrampicata, friend fino al 4 BD, utile raddoppiare le misure 0,75, 1, 2, 3

Accesso: da Arco parcheggiare nei pressi della piscina Prabi Acquapark

Avvicinamento: dal parcheggio imboccare proseguire in direzione nord lungo la Via Legionari Cecoslovacchi: la strada sale leggermente e giunge ad una pizzeria. Qui svoltare a sinistra verso il parcheggio della pizzeria e costeggiare subito a sinistra una recinzione (lasciandosi alle spalle la pizzeria). Seguire quindi il sentiero che giunge alla parete, trovandosi alla base di un diedro fessurato grigio, da cui si intravede il lungo diedro giallo con andamento verso sinistra della Via Sommadossi. Ore 0,10.

Rena su L3
Dafne su L4

Relazione

L1 (Sommadossi): salire la fessura diedro, V, proseguire su diedro fessurato giallo con andamento verso sinistra (passaggi molto unti e obbligatori nonostante i fix e/o golfari presenti), VI- poi V+, sosta su 2 fix con anelli, 1 fix e 1 resinato, 55 m

Trasferimento a sinistra circa 10 m per raggiungere il margine destro di un evidente pilastro staccato, sosta da attrezzare su albero, 10 m

L2 (Sommadossi): salire la splendida fessura in dulfer sul pilastro staccato, V+, quindi affrontare il bellissimo diedro più appoggiato, V, fino a raggiungere la cima del pilastro, sosta su anello cementato e resinato, 30 m

L3 (White Crack): traversare un paio di metri a sinistra (fix), VI-, quindi salire lo splendido diedro giallo fessurato, elegantissimo e continuo, VI+, sosta sotto il tettino su anellone e chiodo, 35 m

L4 (White Crack): salire al fix, VI+, quindi traversare a destra un paio di metri, A0, e salire con appigli levigati alla successiva protezione (attrezzata con lungo cordone per eventuale A0), proseguire lungo la fessura verticale (chiodi), VII, e dove la fessura si interrompe, prima che essa riprenda, reperire la sosta circa tre metri a sinistra di essa su anellone cementato, 15 m

L5 (White Crack): riprendere la fessura, VI, quindi proseguire più facilmente, V, ed uscire su cengia con vegetazione, seguendo la traccia verso sinistra fino ad un grande diedro giallo chiuso in alto da un grosso tetto, sosta su anello resinato 3 metri a destra del diedro, 40 m

L6 (White Crack): salire lo splendido diedro giallo fessurato; VI-, sosta su anellone resinato e chiodo, 35 m

L7 (White Crack): continuare nel diedro tecnico, VI poi V+, fino ad un tettino che si supera aggirandolo a sinistra, VI+, proseguire ancora su diedro sempre fisico, VI, che si impenna divenendo una breve fessura-camino abbastanza patinata, VII-, proseguire ancora su fessura tecnica, VI-, che esce su tratto vegetato, sosta su albero da attrezzare, 45 m

L8 (Agostina): raggiungere con qualche metro la parete soprastante leggermente a sinistra della S7, per salire l’evidente placca formata da una rampa ascendente verso sinistra, IV-, salire quindi una fessura con blocchi, V, fino a raggiungere un vago spigoletto nel quale è presente la sosta su 1 fix con anello rinforzabile con un friend, oppure a sinistra su albero nel vago canale, 40 m

L9 (Agostina): salire al margine destro del canale (cordone su strozzatura), IV, quindi proseguire su tratto detritico e appena possibile salire la parete di destra (totalmente da proteggere), IV+, per trovarsi in cima ad un pulpito al di sotto di uno strapiombino. Qui sarebbe utile attrezzare una sosta (anche se i posti buoni sono pochi, pertanto noi abbiamo preferito proseguire). Superare quindi uno strapiombetto protetto da 3 grossi chiodi artigianali (tutti mezzi fuori), VI-, e proseguire su tratto più appoggiato fino a giungere ad un grosso albero in cui si attrezza la sosta, 55 m (il tiro è molto lungo, talvolta su roccia da verificare e quasi integralmente da proteggere, indispensabile sfalsare le corde ed allungare le protezioni)

Discesa: salire in breve alla cima del Monte Colodri, quindi percorrere il sentiero che scende sul versante Ovest e che conduce nella splendida Località Laghel, da cui si giunge al centro storico di Arco, quindi al parcheggio. Ore 1,00.

Rena su L6
Dafne sull’ostico L7
Dafne su L8 di Agostina
Daf e Rena in cima al Colodri

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