Trident du Tacul – Via Indurain Tienes Dos Huevos

La Via Indurain Tienes Dos Huevos al Trident du Tacul è un capolavoro di fessure e diedri, tipico dei satelliti del Monte Bianco.

Il tracciato della via nella sua prima metà si è modificato rispetto all’epoca dell’apertura in seguito al crollo che il Trident subì nell’estate del 2018: quel che è certo è che resta un itinerario di una bellezza ed una continuità stratosferica, con un’arrampicata fisica prevalentemente con dulfer ed incastri. 

Indurain Tienes Dos Huevos è un capolavoro delle Guide Alpine Giovanni Bassanini e Guido Azzalea: un grazie speciale alla Guida Alpina Francesco Civra Dano che ha attrezzato le soste ed i fix lungo i tiri nei tratti più difficilmente proteggibili.

La Guida Alpina Giovanni Bassanini passeggia su L1

Zona: Monte Bianco, Mont Blanc de Tacul, Trident du Tacul

Quota partenza (m s.l.m.): 3466 m (Punta Helbronner), 3330 m circa l’attacco della via

Quota vetta (m s.l.m.): 3450 m

Apritori: le Guide Alpine Giovanni Bassanini e Guido Azzalea negli anni 2000

Sviluppo: 200 m

Tipo di apertura: dal basso con protezioni veloci

Esposizione: sud

Difficoltà: 6c+, 6c obbl. (nota sulla difficoltà obbligatoria: si riporta 6c obbligatorio poichè se non si padroneggia con sicurezza questo grado non ci si gode assolutamente la via, che diverrebbe un azzeramento continuo)

Note: l’itinerario è quasi integralmente da proteggere ad eccezione di qualche fix lungo i tiri. Il nome della via ha una storia che vale la pena raccontare. Giovanni Bassanini ed il suo compagno persero la borraccia ed il cibo sulla Nord del Pilier d’Angle: uscendo in cima sentirono un odore di fumo (non di solo tabacco) e fu così che incontrarono due ragazzi spagnoli. Chiesero se avevano un po’ d’acqua e gli spagnoli estrassero dallo zaino non solo acqua ma anche cibo ed ogni ben di Dio che provvidenzialmente ristorarono la cordata italiana: in questo momento di condivisione scherzarono sul ciclismo, su Pantani, ed al nome “Indurain” i due ragazzi dissero “Indurain tiene dos huevos!”. Risero insieme e le due cordate si separarono. I due spagnoli persero la vita la settimana successiva, e fu così che Giovanni volle dedicar loro una via.

Protezioni presenti: un paio di vecchi chiodi e qualche fix lungo i tiri, in particolare nei tratti più difficilmente proteggibili, soste a fix inox 

Equipaggiamento: ramponi e piccozza per l’avvicinamento, due serie di friends fino al 4 BD

Accesso: da Courmayeur salire in funivia a Punta Helbronner

Avvicinamento: da Punta Helbronner oltrepassare il Col Flambeaux (3.407 m), seguire la traccia che costeggia l’Aiguille de Toula e scendere per circa 150 metri. Qui proseguire verso sinistra lungo la traccia che porta verso la parete nord della Tour Ronde, quindi piegare un po’ a destra verso il Grand Capucin: raggiunto il grande piano proprio sotto il Capucin piegare verso sinistra per raggiungere il Trident du Tacul, posto proprio appena a sinistra del Grand Capucin. Alla base del Trident sono presenti delle corde fisse che permettono di salire un breve zoccolo sabbioso per circa 30 metri, portando proprio alla partenza della via. Alla fessura di partenza è presente una sosta da calata. Ore 0,45 – 1,15 a seconda delle condizioni.

Dafne su L2
Paolo su L3

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Paolo su L4

Relazione

L1: salire la bellissima fessura che gradualmente piega verso sinistra, 6b poi 6b+, dove la roccia lo consente spostarsi a destra circa 2 metri per prendere una seconda lama faticosa, 6b+, che conduce in sosta, sosta da calata, 40 m
 
L2: salire l’evidente diedro fessurato con una dulfer molto fisica con un cambio di direzione a metà tiro, 6b+/6c continuo, sosta da calata, 25 m
 
L3: salire lungo un diedro aperto con una fessura di fondo cieca (presenti fix), con passaggi di equilibrio alzarsi fino a raggiungere un fessurino che permette uno spostamento a sinistra oltre uno spigoletto, 6c+, per raggiungere verso sinistra un sistema di buone lame che riconducono verso destra, 6b, alla sosta da calata, 25 m
 
L4: salire per l’evidente fessura diedro molto fisica che conduce in cima al pilastro, 6c/6c+, sosta da calata, 25 m
 
L5: salire con andamento verso destra (presenti alcuni fix) girando il vago spigolo, 6b, proseguire ancora verso destra su placche lavorate fino ad una piccola cengia (proprio sotto al famoso tetto a sette) in cui è presente la sosta su 2 fix con anelli da collegare, 35 m
 
L6: salire la fessura con incastri di mano piuttosto faticosa che conduce al tetto a sette che si supera uscendone a sinistra, 6c+ continuo, proseguire ancora per fessura più lavorata che si segue oltre una zona con blocchi incastrati, 6b, fino a salire un ultimo muretto, 6a, che verso sinistra conduce ad una comoda cengia, ove si trova la sosta da calata, 50 m (è possibile spezzare questo tiro attrezzando una sosta su friends poco oltre la zona con blocchi incastrati)
 
Discesa: in doppia lungo la via da S6 a S4 (50 metri esatti), da S4 a S3 (20 metri), da S3 a S1 (45 metri) e da S1 a So (35 metri). Da S0 è possibile ridiscendere le corde fisse o effettuare ancora una comoda doppia che deposita sul ghiacciaio. 
Dafne su L5
Giovanni sullo splendido L6
Dafne in uscita su L6

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Foto-relazione

Foto di Guida Alpina Francesco Civra Dano, rielaborazione vielunghe.com

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