Scialpinismo – Monte Bianco dal Rifugio Grands Mulets – Corridor e discesa sulla Parete Nord

Monte Bianco: Sulle tracce dei pionieri lungo la Via del Corridor

Salire il Monte Bianco (4.810 m) con gli sci non si può definire una gita di scialpinismo, è molto di più. L’abbiamo salito dai Grands Mulets percorrendo la Via del Corridor, immergendoci letteralmente nella storia dell’alpinismo. Questo è lo stesso percorso seguito da Balmat e Paccard nel 1786 per la prima salita, un itinerario selvaggio, non sempre in condizioni, che regala una salita unica sulla vetta d’Europa.

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La maestosità del Monte Bianco

Dal Plan de l’Aiguille al Rifugio Grands Mulets

La nostra avventura inizia dal Plan de l’Aiguille. Il meteo è incerto: umidità e neve ci accompagnano lungo il traverso sotto l’Aiguille du Midi verso la vecchia stazione funiviaria. Ma il Monte Bianco sa sorprendere: man mano che ci avviciniamo al ghiacciaio, il cielo si apre lasciando spazio a un sole radioso. Dopo numerosissimi cambi di assetto tra vecchia neve e sentieri sconnessi sulle morene, attraversiamo la Jonction tenendoci bassi, districandoci tra i giganti di ghiaccio per raggiungere lo sperone del Refuge des Grands Mulets (3051 m).

Dafne sui primi traversi sotto il Plan de l’Aiguille
Alb e Rena alla vecchia stazione della funivia
Rena durante uno dei numerosi portage per attraversare le morene

La via del Corridor: un tuffo nel Settecento

Sveglia alle 2:30, in un rifugio brulicante di alpinisti. Alle 3:15 siamo fuori. La Cresta Nord del Dôme du Gouter pare essere molto ghiacciata, la maggior parte delle cordate affronta il Corridor dal Grand Plateau. È una linea carica di fascino, non sempre in condizioni, che richiede rispetto per i pericoli oggettivi: i seracchi incombono in diversi tratti, rendendo la progressione veloce una necessità oltre che una scelta.

Rena durante uno dei numerosi portage per attraversare le morene
La Jonction

La sfida: il vento e il Mur de la Côte e la cima

Raggiungendo il Col de la Brenva (4.310 m), l’ambiente cambia drasticamente. Il vento si alza violento. All’attacco del Mur de la Côte, che oggi si presenta come un ripido pendio ghiacciato di oltre 70°, la situazione diventa estrema. Gli sci sullo zaino si trasformano in vele che ci strattonano ad ogni passo, la piccozza e i ramponi si piantano nel ghiaccio; sapremo poi che le raffiche di vento arrivavano a 120 km/h e la temperatura percepita era di -27°C: queste condizioni rendono ogni passo una lotta per l’equilibrio.
Nonostante molte cordate decidano di rientrare, proseguiamo fin sotto l’ultimo pendio. A soli 200 metri dalla cima, a quota 4.600 m, la natura impone il suo limite: proseguire quei pochi metri fino alla cima che quasi sfioriamo diventa impossibile.
Rena sul pendio finale prima dei Grands Mulets
Rena sulle corde fisse per il rifugio

La Discesa: La Parete Nord

Nonostante la mancata vetta, la discesa è da antologia. Ci tuffiamo lungo la Parete Nord unendo le forze con la Guida Alpina Michele Viano, guida UVGAM e profondo conoscitore dell’itinerario. La linea è tracciata, ma non ammette errori: pendenze sostenute, l’esposizione, i crepacci ed i seracchi richiedono concentrazione massima fino al Petit Plateau, dove ci ricongiungiamo all’itinerario di salita. Finalmente nella immensa conca della Parete Nord il vento ci dà tregua.
 
Una salita totalizzante, dove i 2500 m di dislivello sono solo un minuscolo tassello della difficoltà. Torniamo a casa con qualche segno del gelo sul viso, ma con la consapevolezza di aver condiviso lo stesso versante dei primi salitori di tre secoli fa. Un itinerario per scialpinisti esperti (nel fisico e nella mente), tecnicamente severo e da affrontare con la giusta maturità e preparazione.
Alba meravigliosa prima del Petit Plateau
E il mare di nuvole su Chamonix, con l’Aiguille du Midi che svetta

Quota di partenza (m s.l.m.): 2.310 m alla Stazione della funivia di Plan de l’Aiguille

Quota di vetta (m s.l.m.): 4.810 m

Difficoltà: OSA

Stagione: da aprile a giugno

Luogo: Chamonix (FR)

Dislivello salita: 2.496 m 

Dislivello discesa: come in salita

Orientamento: nord

Tempo di salita: generalmente suddivisa in due giorni – giorno 1 da Plan de l’Aiguille al Rifugio Grands Mulets, ore dalle 2.30 alle 3.30 – giorno 2 dal Rifugio Grands Moulets alla cima del Monte Bianco, ore dalle 7 alle 9 ore – tempi variabili secondo il proprio passo, l’innevamento, le posizioni dei crepacci e le condizioni

Equipaggiamento: normale da scialpinismo, ARTVA, pala e sonda, rampant, ramponi e piccozza, imbrago e corda

Accesso: da Chamonix salire con la funivia dell’Aiguille du Midi al Plan de l’Aiguille (Punto GPS del parcheggio qui).

E il mare di nuvole su Chamonix, con l’Aiguille du Midi che svetta

Le vie di salita al Monte Bianco invernale

Dal Rifugio Grands Mulets per la vetta del Monte Bianco sono possibili 3 itinerari.

1: Dal Grands Mulets per il Petit ed il Grand Plateau, attraverso il Corridor verso il Colle della Brenva, il Mur de la Côte quindi la cima.
VANTAGGI E SVANTAGGI: Pochi e brevi tratti da affrontare con piccozza e ramponi, itinerario per il 90° con sci ai piedi. Esposizione a pericoli oggettivi più elevata (crepacci e caduta di seracchi).
Raramente in condizioni il passaggio dal Grand Plateau per il Corridor verso il Colle della Brenva.

2: Dal Grands Moulets per il Petit ed il Grand Plateau, attraverso la Capanna Vallot quindi la Cresta Des Bosses, quindi la cima.
VANTAGGI E SVANTAGGI: Condizioni generalmente percorribili. Presenza della Capanna Vallot in caso di necessità.
Esposizione a pericoli oggettivi (caduta di seracchi). Cresta des Bosses da affrontare con ramponi e piccozza, possibile qualche tiro di corda (molte cordate lasciano gli sci alla Vallot), precludendo la possibilità di discesa sulla Nord.

3: Dal Grands Moulets verso la Cresta Nord del Dôme du Goûter, per il Colle du Goûter e la Cresta Des Bosses quindi la cima.
VANTAGGI E SVANTAGGI: Riduzione elevata dei pericoli oggettivi. Cresta da affrontare a tiri con due attrezzi. Itinerario più alpinistico e meno scialpinistico. 

E il mare di nuvole su Chamonix, con l’Aiguille du Midi che svetta

Note logistiche

Il Rifugio dei Grands Mulets è da prenotare con larghissimo anticipo. Considerare che al rifugio non c’è acqua corrente. E’ possibile caricare i propri dispositivi elettronici (è presente una multipresa con attacchi USB e USBc – comodo perchè non è necessario portare il trasformatore) ma dalle 20.00 viene spenta la luce e tolta la corrente, (caricare prima ogni dispositivo). La cena viene servita alle 18:00 e la colazione alle 3.00. 

Il Corridor, a sinistra il Colle della Brenva, da cui si accede al Mur de la Cote

Giorno 1: Plan de l’Aiguille – Refuges du Grands Mulets

Itinerario salita: dal chiosco nei pressi della stazione della funivia (2.300 m) scendere lungo il sentiero estivo che porta ad abbassarsi nella morena e traversare bassi (lontani da possibili scariche dell’Aiguille du Midi), seguendo indicativamente il percorso del sentiero estivo, fino a raggiungere i ruderi della vecchia stazione della funivia. Proseguire ancora con lungo traverso (alcuni tratti esposti, calzare per tempo i coltelli in caso di neve dura): a nostro avviso non paga stare alti in quanto si è più esposti ad eventuali scariche ed il terreno è più esposto, dovendo poi comunque scendere leggermente ad imboccare gli splendidi piani del Ghiacciaio del Bossons al Plan Gracier (2.500 m circa). Fino a questo punto, alla data della nostra salita, abbiamo messo e tolto gli sci numerose volte negli attraversamenti delle morene.

Percorrere il lungo splendido piano, da cui si vede la nostra meta della prima tappa, il Rifugio Grands Moulets, proprio sulla cresta rocciosa vicino alla imponente seraccata del Bossons. 

Si giunge quindi alla Jonction (2.650 m), ove ogni anno è necessario trovare il miglior passaggio: alla data della nostra salita la soluzione più sicura è di stare bassi seguendo le paline rosse perdendo leggermente quota (2.580 m), per attraversare comodamente raggiungendo il pendio glaciale sovrastato dai Grands Mulets. Seguendo la traccia alta molte cordate sono tornate indietro, altre hanno superato la seraccata prendendosi numerosi rischi oggettivi.

Risalire quindi il pendio che si fa più ripido (attenzione a qualche piccolo seracco sulla destra), fino a raggiungere la piccola conca nevosa alla base dello sperone roccioso dei Grands Mulets. Alcune corde fisse conducono al rifugio.

L’attacco del Mur de la Cote
Dafne attacca il Mur de la Cote e combatte con il vento, gli sci fanno vela

Giorno 2: Refuges du Grands Mulets – Monte Bianco – discesa sulla Parete Nord

Itinerario salita: dal Rifugio Grands Mulets ridiscendere le corde fisse e calzare gli sci (rampant obbligatori), quindi risalire il ripido pendio glaciale a destra compreso tra il Pic Wilson (Rocher Pitschner) e la spalla che scende della Point Bravais.

Si raggiunge un tratto di cresta da affrontare con i ramponi fino a quota 3.200 m circa.

Qui ci si trova sotto una piccola cresta rocciosa che si aggira nuovamente sci ai piedi stando bassi, portandosi verso destra in una piccola conca da cui parte nuovamente un pendio glaciale ripido. Da qui si giunge ai piani a destra delle Rocher de l’Hereux Retour, quindi al Petit Plateau (3.700 m). A partire dall’ultimo cambio di assetto, tutto questo tratto è sovrastato a destra dai grandi seracchi della Point Bravais, in alcuni punti piuttosto attivi: proprio sul Petit Plateau si attraversa un crollo di essi.

Un breve pendio più ripido conduce all’immenso e bellissimo Grand Plateau (3.900 m): da qui si può decidere se percorrere il Corridor o se portarsi a destra alla Capanna Vallot, ben visibile in cresta guardando in direzione Ovest.

Per il Corridor si percorre il bacino glaciale sotto la Parete Nord del Monte Bianco perdendo leggermente quota, puntando ai pendii alla base della bastionata rocciosa delle Rochers Rouges Inférieur. Qui si ricerca il percorso migliore con qualche ampio giro tra i crepacci, puntando al pendio che si fa sempre più uniforme man mano che ci si avvicina al Colle della Brenva (4.300 m). 

Appena a sinistra delle Rochers Rouges Inférieur si sviluppa il famoso Mur de la Côte, pendio nevoso ripido (70°), che si affronta con piccozza e ramponi, giungendo ad un’ampia sella con pendenze dolci (4.450 m), che conduce all’attacco del pendio finale: questo si sale sci ai piedi con pendenze moderate, fino a raggiungerne la cima.

 

A quota 4.600 m uniamo le forze con la cordata della Guida Alpina Michele Viano, con cui scendiamo la parete Nord
Dafne e Alb sciano il pendio Nord

Itinerario discesa: dalla cima ridiscendere il pendio di salita in direzione Nord fino ai piani sopra il Mur de la Côte, raggiungendo quota 4.500 m circa. Qui individuare a sinistra viso a valle l’unico passaggio possibile sotto i grandi seracchi della Parete Nord: si affronta sempre verso sinistra un pendio con pendenze significative (40/45° – da affrontare con sicurezza, senza cadute), per individuare un passaggio tra quota 4.300 e 4.200 metri che permette di portarsi sul lato sinistro del bacino glaciale che forma la parete Nord, andando a ricercare le pendenze più moderate. Da qui gli ampi pendii conducono nuovamente al Grand Plateau, da cui si scende per percorso di salita.

Giunti al Grand Plateau il vento finalmente ci dà tregua: Claudia, Alb, Rena e Dafne (foto della Guida Alpina Michele Viano)
Dafne e Rena provati dal vento, ce la caveremo con qualche spelatura al naso da congelamento
Rena scende lungo il pendio del Rifugio Grands Mulets

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